... quando il rientro a casa è anche una partenza da casa le cose sono più complicate, ma in fondo a Genova ci sto bene..
... stare ad aspettare 4 ore in aeroporto a fiumicino non è il massimo della vita, e ancor meno lo è partire in ritardo di un ora 
... farsi un giro alla Feltrinelli in aeroporto mi piace, e voglio un libro che sia abbastanza piccolo da stare nella borsettina e abbastanza sconosciuto (a me) da intrigarmi in un pomeriggio di attesa... e dopo tentazioni calvinesche (quel dorsino verde mondadori è un richiamo per me quasi irresistibile) respinte perchè: Calvino non è la novità che cerco, ora! dopo un nuovo tentativo di flirtare con Queneau (ma tanto Zazie nel metrò è già da tempo nella lista dacomprare, e forse non la migliore lettura aeroportuale) e un ritorno di fiamma per Baricco (Barnum mi manca, vedi, eppur tutti ne parlan bene del Baricco nonromanziere degli esordi) mi sposto su un altro scaffale, e lì c'è il campione di giornata: L'uomo che guardava passare i treni di Georges Simenon. Il titolo affascina, e il fatto che l'autore, pur da me mai letto, sia un giallista, me lo fa immaginare scorrevole e avvincente... (scelta approvata, col senno di poi!)...
... viaggiare mi piace, ma gli aeroporti non tanto, soprattutto da solo e per così tanto tempo, però guardare la gente passare è interessante, c'è un campionario completo dell'umanità media...
... non sono belli i saluti all'aeroporto, manine che si muovono mentre tu passetto passetto scali la lunga fila verso l'architrave magnetico e i cecchini che ti sequestrano le bottigliette d'acqua... molto meglio la nave o il treno, per gli arrivederci (gli addii non so, quelli forse è meglio che non si diano proprio)...
Un bel test creato da me appositamente per nessuno!
http://rifleman.altervista.org/friendtest/test.php?usr=Moridin
Credo di essere l'unico a Genova che parcheggia lo scooter con la "punta" rivolta verso il marciapiede... sarà perchè dovunque arrivi sono sempre in palese ritardo, o ben che vada al limite? o perchè sono un anarchico distratto?
...truth is out of my reach...
http://www.youtube.com/watch?v=R4sqEWrn0DY
"Cominciai a sognare anch'io insieme a loro
poi l'anima d'improvviso prese il volto."
Da ragazzo spiare i ragazzi giocare
al ritmo balordo del tuo cuore malato
e ti viene la voglia di uscire e provare
che cosa ti manca per correre al prato,
e ti tieni la voglia, e rimani a pensare
come diavolo fanno a riprendere fiato.
Da uomo avvertire il tempo sprecato
a farti narrare la vita dagli occhi
e mai poter bere alla coppa d'un fiato
ma a piccoli sorsi interrotti,
e mai poter bere alla coppa d'un fiato
ma a piccoli sorsi interrotti.
Eppure un sorriso io l'ho regalato
e ancora ritorna in ogni sua estate
quando io la guidai o fui forse guidato
a contarle i capelli con le mani sudate.
Non credo che chiesi promesse al suo sguardo,
non mi sembra che scelsi il silenzio o la voce,
quando il cuore stordì e ora no, non ricordo
se fu troppo sgomento o troppo felice,
e il cuore impazzì e ora no, non ricordo,
da quale orizzonte sfumasse la luce.
E fra lo spettacolo dolce dell'erba
fra lunghe carezze finite sul volto,
quelle sue cosce color madreperla
rimasero forse un fiore non colto.
Ma che la baciai questo sì lo ricordo
col cuore ormai sulle labbra,
ma che la baciai, per Dio, sì lo ricordo,
e il mio cuore le restò sulle labbra.
"E l'anima d'improvviso prese il volo
ma non mi sento di sognare con loro
no non si riesce di sognare con loro."
(Fabrizio De André)

esiste un'oggettività delle cose/persone/emozioni? vale la pena di elaborare la percezione (intellettualmente/razionalmente) per avvicinarsi all'essenza?