lunedì, 27 agosto 2007

Riflessioni (Music for airports)

... quando il rientro a casa è anche una partenza da casa le cose sono più complicate, ma in fondo a Genova ci sto bene..

... stare ad aspettare 4 ore in aeroporto a fiumicino non è il massimo della vita, e ancor meno lo è partire in ritardo di un ora

... farsi un giro alla Feltrinelli in aeroporto mi piace, e voglio un libro che sia abbastanza piccolo da stare nella borsettina e abbastanza sconosciuto (a me) da intrigarmi in un pomeriggio di attesa... e  dopo tentazioni calvinesche (quel dorsino verde mondadori è un richiamo per me quasi irresistibile) respinte perchè: Calvino non è la novità che cerco, ora! dopo un nuovo tentativo di flirtare con Queneau (ma tanto Zazie nel metrò è già da tempo nella lista dacomprare, e forse non la migliore lettura aeroportuale) e un ritorno di fiamma per Baricco (Barnum mi manca, vedi, eppur tutti ne parlan bene del Baricco nonromanziere degli esordi) mi sposto su un altro scaffale, e lì c'è il campione di giornata: L'uomo che guardava passare i treni di Georges Simenon. Il titolo affascina, e il fatto che l'autore, pur da me mai letto, sia un giallista, me lo fa immaginare scorrevole e avvincente... (scelta approvata, col senno di poi!)...

... viaggiare mi piace, ma gli aeroporti non tanto, soprattutto da solo e per così tanto tempo, però guardare la gente passare è interessante, c'è un campionario completo dell'umanità media...

... non sono belli i saluti all'aeroporto, manine che si muovono mentre tu passetto passetto scali la lunga fila verso l'architrave magnetico e i cecchini che ti sequestrano le bottigliette d'acqua... molto meglio la nave o il treno, per gli arrivederci (gli addii non so, quelli forse è meglio che non si diano proprio)...  

 

postato da: Moridin alle ore 13:39 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: letteratura, aeroporto, simenon