"Vi mostrerò come si preparano i sogni [...]: innanzitutto, mettiamo un tantino di pensieri a casaccio, e poi aggiungiamo appena una punta di reminiscienze del giorno. Mischiate con un pò di ricordi del passato... amori, relazioni, emozioni e... tutte le altre cose che finiscono in zioni. Le canzoni ascoltate durante il giorno, le cose che avete visto..."
(da l'arte del sogno, di Michel Gondry)
Notte, sogno........
sto abbandonando una spiaggia, una spiaggia mai vista, con sabbia bianca, che uno stretto braccio di mare d'azzurro cristallino separa da una scogliera rocciosa. Nel cammino verso "via" vedo una famiglia di persone che pensai zingari, un padre, di capelli e barba castani, e un figlio che disperati, inginocchiati sull'arena, piangevano un bambino morto. (non vidi il corpicinoalcun corpo, nemmeno ero sicuro ci fosse, ma in qualche modo intuii che di quello si trattava) Proseguii, in qualche maniera indifferente (non ero solo, ma le persone con cui mi accompagnavo erano semplici figure passive), e ad un tratto quel padre disperato era ai miei piedi, sempre ingincchiato e disperato. Parlò, non ricordo esattamente quel che disse, ma io credetti di essere il padre di quel bimbo morto (e per un attimo pensai pure che fosse un trucco, che mi stesse estorcendo una qualche forma di elemosina). Disse: "sei responsabile. Vai" o qualcosa di simile. Tornai indietro, con lui (c'era pure qualcun altro, vagamente mi sembrò mio cugino) e mi ritrovai davanti ad un loculo. Sulla lapide non era scritto alcun nome. "come si chiamava?" chiesi. Il padre non parlò. era in piedi ora, serio. Poi scomparve. Pensai ad un nome, forse lo intuii, forse lo inventai. Mi cercai nelle tasche, e trovai un pennarello verde. Sulla lapide in marmo scrissi: Ciao piccolo Fabrice.
Ingredienti (alemno quelli riconosciuti):
la ragazza ecuadoregna non si era nemmeno mossa per guardarlo, ma forse proprio quella indifferenza lo ha fatto arrabbiare ancora di piú. L'attacco a freddo di Sergi Xavier M.M, spagnolo di 21 anni, non ha spiegazione. Parlava al cellulare nella metropolitana di Barcellona e, tra un commento e l'altro, urlava improperi e insulti razzisti all'orecchio della ragazza di solo 17 anni. "Vattene al tuo paese", è stato l'annuncio precedente al calcio in faccia, ripreso dalle telecamere del metró di fronte all'indifferenza degli altri passeggeri.
(notizia del 23/10)
Il nome deriva da una antica parola Zulu diffusa in varie parti dell'Africa e che corrisponde indicativamente al concetto di "umanità verso gli altri", a volte tradotto anche "io sono ciò che sono per merito di ciò che siamo tutti".
(significato della parola ubuntu)
puntata di Sex and the city, in cui Charlotte vede rubare il nome, da lei inventato a 11 anni, della sua futura figlia da una vecchia amica a cui l'aveva confidato.
Interpretazione:
ogni figlio è figlio di tutti, la responsabilità di quello che accade nel mondo è condivisa. Non devo, non dobbiamo, voltgere lo sguardo solo verso la nostra tranquillità borghese occidentale.